Cass. Civ., Sez. III, Ord., (data ud. 12/11/2019) 13/02/2020, n. 3557

Annegamento in lago

i: L’accertamento, ai sensi dell’art. 1227, comma 1, c.c., del contributo causale della vittima all’evento dannoso, ai fini della riduzione proporzionale dell’obbligo risarcitorio, prescinde dall’età e dallo stato di incapacità naturale della stessa, non rilevando la condotta del soggetto che ne aveva la sorveglianza, sotto il profilo di una eventuale “culpa in vigilando” e/o “in educando”. Infatti, tale accertamento è di tipo oggettivo e va condotto alla stregua dello standard ordinario diligente dell’uomo medio, verificando se vi sia un contrasto con una regola stabilita da norme positive e/o dettata dalla comune prudenza e senza che occorra un comportamento colposo soggettivamente imputabile della detta vittima. (Nella specie, la S.C. ha pure chiarito che la posizione del sorvegliante e degli ulteriori danneggiati diversi dalla cd. vittima primaria può assumere valore ex art. 1227, comma 2, c.c., esclusivamente ove agiscano “iure proprio”). (Cassa con rinvio, CORTE D’APPELLO ROMA, 02/08/2017)[1];

ii: Poiché l’accertamento richiesto dall’art. 1227 c.c., comma 1, riguarda il nesso di causalità materiale, l’accertamento sull’eventuale contributo causale della vittima all’evento dannoso è di tipo oggettivo e prescinde dall’imputabilità della condotta colposa sul piano soggettivo; l’eventuale condotta della vittima, anche se incapace, deve pertanto essere valutata alla stregua dello standard ordinario di comportamento diligente dell’uomo medio, senza tener conto della sua incapacità di intendere e di volere[2].


[1] CED Cassazione, 2020; Nuova Giur. Civ., 2020; Studium juris, 2020

[2] Danno e Resp., 2020